Recensione – Le ragazze, Emma Cline

Libro chiacchierato, autrice esaltata. Le mie aspettative, per paura di essere deluse, molto contenute, come succede spesso quando si attende di esaminare qualcosa così tanto toccato, esaminato, vissuto, qualcosa di così apprezzato dall’opinione generale. E invece. Divorato in due giorni, è un libro che lascia l’amaro in bocca, una sorta di sentore vago di malessere interiore. Ed è positivo. Negativo è un libro che non lascia niente. Scritto magistralmente dalla giovane ventiquattrenne americana, risulta scorrevole, quasi leggero, sebbene paradossalmente ogni parola sia cruda e impregnata di dolorosa riflessione psicologica. Apprezzo che non sia un libro finalizzato alla retorica, fastidiosa “morale”, non esplicitamente. C’è, naturalmente. Ma è condensata nelle vicende di fine anni ’60 della piccola Evie (che, adulta, è protagonista dei capitoli paralleli ambientati ai giorni nostri), adolescente tipo che si trova gradualmente ma improvvisamente a fronteggiare una situazione che è molto, molto più grande di lei, avvolgente, dove il desiderio di crescere che lei insegue stravolta sembra realizzarsi magicamente. Ispirandosi al caso della Manson Family, Emma Cline ha scritto un’opera di debutto delicata e crudele insieme, profondamente toccante – da leggere.

(Alba Berti, III F)
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