Masterclass Women in Science: parola alle ricercatrici

di Francesca Sofia Cocco, IV D

“Bisogna combattere i pregiudizi sin dalla scuola”: parola di David Macdonald, direttore del programma For Women in Science di L’Oréal che ha già premiato insieme all’Unesco 2500 donne scienziate di 110 paesi.

Un evento mondiale: la Masterclass di fisica alla cittadella universitaria di Monserrato in occasione dell’“International day of women and girls in science” creata dall’ONU, ha questo scopo.
Le protagoniste sono donne: 47 studentesse meritevoli di 24 licei regionali, 9 dottorande e ricercatrici dell’università di Cagliari che le hanno guidate durante le esperienze laboratoriali, le coordinatrici dell’iniziativa, Viviana Fanti e Alessia Zurru, e le ricercatrici del CERN Marianna Fontana e Francesca Dordei, punte di diamante dell’Ateneo cagliaritano, in collegamento audio-video da Ginevra anche con Rio de Janeiro e Madrid.
Quale migliore conclusione per questo evento di un confronto aperto e internazionale in cui le fisiche si apprestano a rispondere alle domande delle ragazze per far conoscere aspetti della loro vita quotidiana, professionale e personale, e dare consigli?
“Sono stata fortunata perché nessuno mi ha mai spinto a mollare per il mio essere donna, anzi ho sempre avuto molto supporto, ad esempio dai professori, nel persistere in questa carriera, però non per tutte è così. Per questo a LHcb abbiamo avviato un nuovo gruppo, dove facciamo attenzione soprattutto ai problemi di discriminazione e cerchiamo la ragione della disparità. L’educazione a scuola e in famiglia sono il primo passo” racconta Francesca Dordei “bisogna continuare a lottare e diffondere il messaggio che una donna può fare ciò che vuole nella sua vita; se le piace la fisica, la può fare“.
Dunque a cosa aspirano le due ricercatrici? Il Nobel è al primo posto per Dordei, un vero e proprio sogno per le donne nelle materie scientifiche: solo a 17 è stato riconosciuto, addirittura solo a 2 nella fisica, tra cui Marie Curie.
Marianna Fontana aggiunge: “La maggior parte delle persone non capisce l’importanza di quello che facciamo: pensano che gli Stati stiano solo sprecando denaro investendoli nella ricerca. Durante la mia esperienza ho capito che se sei da solo non puoi fare molto, invece  anche con un piccolo contributo si aiuta la scienza“. Come succede al CERN, dove incontrano persone da ogni parte del mondo che lavorano a esperimenti di portata eccezionale.”Quando leggendo i giornali, senti che una persona è stata curata dal cancro, capisci l’importanza di quello che fai.
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