Recensione – Il signore delle mosche

Premessa

Il signore delle mosche: “Ogni volta che leggo un libro devo entrare in crisi, è questa la funzione dei libri, perché le mie idee hanno bisogno di essere continuamente modificate” (U. Galimberti)

Oggi, 21 aprile 2017, Michele ci ha presentato Il signore delle mosche di W. Golding. Questa attività, inserita nel progetto di Alternanza Scuola Lavoro “Giovani orizzonti per la città”, ci ha permesso di confrontarci con le tematiche di questo interessante romanzo.                                                              Abbiamo infatti cercato di coglierne il significato, soffermandoci sui personaggi e le loro azioni. Ciò ha permesso di dare vita ad un interessante confronto tra i presenti sulla vera natura dell’indole umana, in particolare sulla domanda, rimasta senza risposta unanime, se l’uomo nasca buono o cattivo. Nel corso della discussione, la riflessione sul racconto ci ha portato a considerare come la paura e la sua manipolazione siano i motivi di fondo che hanno condotto i giovani protagonisti verso il loro progressivo abbrutimento.                                                                                                                                                    Il confronto si è rivelato un’opportunità per riflettere da prospettive diverse (esperienze nostre, anche di vita quotidiana, avvenimenti storici e contemporanei) su come la paura possa essere controllata e facilmente strumentalizzata per il raggiungimento e la detenzione del potere e che, conoscere meglio la natura e i contorni delle emozioni umane, le nostre, sia importante per acquisire libertà di giudizio.

di R. Cicerelli, G. Conigiu e F. Lavena, Terza G

foto 2foto studenti

IL SIGNORE DELLE MOSCHE

Il signore delle mosche è un romanzo del 1945 di William Golding, premio Nobel per la letteratura nel 1983. Il racconto, che resta vago sui dati temporali ed è ambientato durante un non specificato conflitto militare, vuole analizzare il comportamento di alcuni bambini e ragazzi inglesi che, rimasti coinvolti in un incidente aereo, si ritrovano abbandonati in un’isola.

Inizialmente i ragazzi si adoperano per cercare di costituire tra di loro una comunità civile e i primi tentativi sono coronati dal successo, tanto che riescono ed eleggere un capo, Ralph e a darsi un’organizzazione democratica; ma ad un certo punto qualcosa comincia a funzionare male. Tra i ragazzi emergono insicurezze, paure irrazionali, legate alla credenza che nell’isola viva una bestia che mette a rischio le loro vite. Queste paure, unite ad un forte antagonismo per il raggiungimento del potere, conducono progressivamente a comportamenti incivili che divideranno il gruppo in due parti: una capitanata da Ralph, che rappresenta la ragione e la volontà di sopravvivenza e l’altra, capitanata da Jack che, usando le paure irrazionali degli altri, diventerà capo di una comunità che ben presto si tramuterà in un gruppo di selvaggi. Tra i due schieramenti nasce una vera e propria lotta che porterà alla morte di alcuni dei ragazzi, martoriati come bestie dai propri compagni. Ralph, a causa della pazzia dei giovani nata dall’estremo contatto con la natura selvaggia, si ritroverà da solo e, proprio quando Jack trama di ucciderlo, una nave giunge sull’isola a salvare i dispersi guidata dal fumo del fuoco.

Una delle domanda che ci si pone durante la lettura del romanzo è: vi era veramente una forza sovrannaturale che regnava sull’isola o il comportamento dei ragazzi cambia in seguito al loro modo di vivere?

Indubbiamente certi passi del racconto fanno credere che ci siano veramente elementi fantastici, ma la risposta che l’autore sollecita maggiormente nel lettore è sicuramente la seconda. Il romanzo cerca di analizzare la psicologia dei personaggi e il loro abbrutimento; il tema predominante è la rappresentazione della società, dove tutto funziona solo se l’intera comunità collabora ed è resa partecipe sia delle decisioni sia delle responsabilità. La degenerazione del gruppo è dovuta proprio all’inattività di molti dei ragazzi e alla poca volontà di rispettare gli ordini di Ralph, democraticamente eletto come capo.

Lo stesso Goldin diceva: “l’uomo produce il male come le api producono il miele“, e questa tesi la sostiene nel romanzo; poiché il gruppo non seguendo le regole si è procurato da solo del male, causandone anche a chi non voleva essere coinvolto, specie ai ragazzi destinati a morire brutalmente.

Secondo Goldin dunque l’anima umana, se lasciata isolata e lontana da ogni contatto con la civiltà delle regole democratiche, fa nascere dentro se stessa il male.

Il romanzo, seppure a tratti è inquietante, risulta sicuramente piacevole e sollecita il lettore alla riflessione su quanto sia importante rafforzare le capacità critiche, l’esercizio del mettere in discussione ciò che è opinione comune o pregiudizio, e infine quanto sia necessario avere il coraggio di difendere i propri valori.

di Michele Manno, Terza G

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