Legittima difesa

La legge farsa di un partito alla deriva

Con il nuovo decreto sulla legittima difesa il Pd conferma il suo opportunismo e vira a destra

Premessa: la legge. Il 4 maggio la Camera ha approvato la nuova legge sulla legittima difesa, con 225 sì, 166 no e 11 astenuti. Essa stabilisce che se un ladro che si introduce in una proprietà privata (abitazione, ufficio, negozio) di notte, se arreca danni a persone o cose o comporta una situazione di pericolo per la vita, per l’integrità fisica o per la libertà personale o sessuale della vittima, può essere ucciso senza alcuna responsabilità dell’assassino e sarà lo Stato a pagare le spese processuali. La legge ha da subito suscitato un ventaglio di polemiche da parte dei vari schieramenti politici.

Commento. Le motivazioni che hanno spinto la maggioranza in Parlamento ad approvare la legge sulla legittima difesa sono, essenzialmente, due: la prima consiste nel dichiarare, opportunisticamente, il proprio sostegno ai cittadini, in un momento di forte paura e insicurezza; la seconda è una ragione più squisitamente politica, che non rispetta tanto l’ideale del politically correct: sottrarre voti al centro-destra di Matteo Salvini e della Meloni, purtroppo non con il senno di un partito dialogante di centro-sinistra, ma seguendo la loro stessa logica. Ovviamente la prima motivazione è solo una formalità, è contenuta nella seconda, va addirittura a coincidere con quella. Eppure, furbescamente, i promotori della legge, per non dare adito a sospetti, anziché scrivere una riforma con le maniere brusche e dure del leader della Lega, hanno ammorbidito i toni, cercando un compromesso tra lo spirito che dovrebbe essere tipico del centro-sinistra e lo stile spietato e spicciolo della destra spregiudicata. Copiare una “salvinata”, oltre a suscitare l’invidia del leader della Lega, avrebbe messo in cattiva luce il Partito Democratico, per definizione di centro-sinistra; quindi i promotori della legge hanno scelto di smussare gli angoli ad una “salvinata” qualsiasi, purtroppo senza successo.
La maggioranza in Parlamento, anziché mettere a tacere le spinte leghiste, le ha ancora una volta assecondate attraverso leggi insensate, secondo una strategia opportunistica e incoerente. Il risultato di tale manovra però è stato sottovalutato dai promotori della legge: ne è infatti venuto fuori un pasticcio non da poco, che tra l’altro ha fatto infuriare lo stesso leader della Lega Nord. In caso di omicidio di un ladro, ci vorrebbe forse un astronomo per comprendere a che ora della notte inizi il fantomatico “momento x” a partire dal quale uccidere sia legittimo? Se questo primo problema è stato in parte liquidato in quanto pare che il quesito sia sorto a causa di una sgrammaticatura nel testo della legge, l’altra questione dolente è quella relativa al “grave turbamento psichico”: è certamente un’espressione campata per aria, in quanto è un’ovvietà che l’irruzione di un ladro provochi un certo spavento. In questo modo qualsiasi omicidio sarebbe giustificato? Chi contesterebbe lo stato d’animo della vittima? Così la nuova legge sulla legittima difesa intacca immancabilmente la proporzionalità tra difesa e offesa, che pure non viene esclusa nel testo della riforma.
Ma orsù, tutte queste pretestuose disquisizioni a chi interessano, in un momento caldo come questo, quando ormai le poltrone sono traballanti, soffia un vento che accende nuovi ideali, le ideologie si mescolano in strampalati sincretismi anonimi e taciuti, il Parlamento è una miscellanea di schieramenti che si incrociano e si scontrano, si rappacificano e si dichiarano guerra, poi di nuovo amore, infine si tradiscono, per poi tornare amanti e poi di nuovo nemici acerrimi?
Ormai è consuetudine obsoleta discutere una legge sensata, mettere sul tavolo nobili ideali, le esigenze del popolo, i bisogni dei cittadini; è preferibile, piuttosto, farsi la guerra alleandosi tra nemici e odiandosi tra amici, far finta di sostenere i cittadini per puro calcolo politico. È preferibile seguire l’ideologia del proprio avversario per una manciata di voti in più in vista di non lontane elezioni: questa è, ormai, la logica del Partito Democratico, che si sposta da sinistra a destra come durante una partita a tennis.
Ora la palla passa al Senato, formato – si spera – da uomini più maturi ed esperti.
Vediamo che succederà.

Si invita ad una attiva partecipazione nei commenti, esprimendo tutti il proprio giudizio sul tema, purchè appropriato.

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