SOCIETÀ. La campagna dei Redaettori per promuovere la parità di genere.

Di Leonardo Pazzola

La rivoluzione femminista infiamma anche il Dettori. Le opinioni degli studenti. Analisi critica di un sondaggio realizzato dai Redaettori

I pregiudizi di genere ci sono ma si possono eliminare. La donna è vista ancora troppo spesso come preda da conquistare. Le coppie devono essere rispettose del legame di unione ma soprattutto equilibrate. I media promuovono una visione distorta della donna. È questo il quadro del sondaggio realizzato dai Redaettori per valutare i livelli di consapevolezza e gli orientamenti degli studenti del Dettori, ad un campione dei quali è stato somministrato un questionario sulla parità di genere. Tema delicato e oggi più che mai attuale.

I risultati del sondaggio mettono in evidenza una discreta consapevolezza nella popolazione del Dettori. Ma non mancano opinioni originali e talvolta fuori dal coro. Analizzando i dati, salta agli occhi una tendenza generale a livellare le differenze di genere, stemperando il crudo maschilismo con orientamenti egualitari e aperti ad un dialogante equilibrio tra i due sessi.

Maschi e femmine, secondo i nostri studenti, dovrebbero unirsi armoniosamente in un rapporto che veda bilanciati i ruoli dei due partner: questa è l’opinione del 68% degli intervistati. Con un particolare non da poco, però: mentre il 75% delle ragazze è favorevole ad un’idea di coppia equilibrata, i maschietti appaiono un po’ più riluttanti a concedere alle loro compagne un ruolo paritario (il 50%). Alcuni ragazzi hanno tagliato la testa al toro optando per una seconda scelta: secondo loro prima che di parità e di equilibrio bisognerebbe parlare di fedeltà e vigilanza reciproca: per il 38% di loro una coppia può esistere soltanto se i due partner si tengono costantemente d’occhio, attenti alle altrui marachelle e fedeli prima di tutto. È invece solo l’8% delle ragazze a vedere come sigillo di una relazione di coppia un patto vincolante di fedeltà. Resta, d’altro canto, un 6% di ragazzi convinti che il loro ruolo debba essere superiore e dominante.

Un secondo aspetto analizzato è la percezione della gelosia nei legami di coppia. Per oltre il 60% degli interpellati essa è un fattore negativo ma ineliminabile. Insomma, pare che la gelosia sia inevitabile e motivata con il timore di una perdita del partner. Vi è, forse, una insicurezza di fondo, una mancanza di fiducia nell’altro e soprattutto in se stessi. Che porta a definire come insopprimibile una pur minima dose di gelosia. La quale dovrebbe garantire un legame più intenso e vincolante, e quindi duraturo. Ma in effetti essa è figlia di una concezione immatura del rapporto, visto come un legame condizionante piuttosto che come una forma esclusiva di intima corresponsione di affetti e sentimenti. Certo, quella appena enunciata è una concezione idealistica e forse un po’ utopistica di rapporto (senza certezze né solidità), ma perlomeno avulsa dalla convinzione che un rapporto sia un reciproco possesso dell’altro.

Perché in effetti la gelosia nasce proprio dall’idea di esclusività di un legame: più di un intervistato su dieci vede la gelosia come necessaria per garantire la fedeltà, e la percentuale aumenta al 22% nei ragazzi (mentre scende al 9% nelle ragazze). Questo probabilmente perché i fanciulli hanno ereditato una concezione errata del legame di coppia, che ruoterebbe secondo alcuni attorno al possesso stabile e durevole di un bene. Peccato che se questo bene è la donna, significa che c’è qualcosa che non va. Se la donna è un bene, una proprietà, si rischia di cadere diritti nel burrone dell’arcaica concezione di donna- oggetto, apparentemente superata ma in realtà proprio in quanto ritenuta tale è viva e radicata.

Gli studenti interessati dal sondaggio hanno evidenziato come causa delle molestie e di certi atteggiamenti prevaricatori degli uomini proprio tale immagine errata di donna-oggetto (quasi il 75%). Tale consapevolezza è sul piano teorico fondamentale, ma estirpare dalla società questa immagine è un percorso tortuoso e pericolosamente erto. Tale raffigurazione della donna è figlia del maschilismo che ha caratterizzato e in alcuni casi tuttora permea la società: uno studente su dieci ha evidenziato come il principale “colpevole” degli abusi e delle molestie sia proprio il maschilismo imperante e retrogrado. Che oggi i più considerano un luogo comune tipico dei meno istruiti e dei “villani”, ma è, in realtà, una piaga tuttora presente ovunque. Forse mitigato dal fatto che oggi tutti ci dichiariamo aperti sostenitori della parità di genere. Peraltro, una non indifferente percentuale di ragazzi (il 6%) attribuisce  come causa delle violenze l’atteggiamento provocatorio delle donne e la loro irresponsabilità nel “lasciarsi cadere nella bocca del lupo famelico”, vestendo magari in maniera succinta e un po’ libertina. Per cui secondo il 4% degli intervistati sarebbe bene imporre delle regole di costume che blocchino alla radice gli istinti ferini e predatori del maschio. Questa convinzione (che si potrebbe attribuire a certi ambienti della destra tradizionale) porta dietro di sé un’amara convinzione: cioè che gli uomini abbiano un’indole brutale e aggressiva. Altro luogo comune che non tiene conto di alcuni fattori. Ovvero, il carattere “tempestoso” del maschio è spesso viziato da immaturità e da una profonda insicurezza interiore, un tormento esistenziale che è fonte di atteggiamenti prevaricatori e/o persecutori ai danni del partner o della donna di turno che finisce sotto il suo tiro. La paura di non essere corrisposto sarebbe causa di non voluti sbalzi di umore e sconvolgimento di ormoni nel maschio “predatore”, che per soddisfare le proprie pulsioni dirige le sue mire verso prede facili e appetibili. E, nel caso di un rapporto di coppia, le molestie e le violenze rappresentano un’egoistica affermazione della propria individualità, che fa leva quasi sempre sulla superiore fisicità del maschio. Anch’esse sono motivate da drammi interiori e angosce devastanti. La violenza su un essere umano è sempre indice di una sofferenza mentale che trova sfogo in forme riprovevoli di autoaffermazione, che ancora una volta poggiano i loro pilastri sull’equazione donna oggetto, la quale diviene estrema valvola di sfogo del proprio dramma psicologico.

Il 56% degli studenti coinvolti è convinto che la soluzione per eliminare i pregiudizi di genere sia una campagna di sensibilizzazione rivolta ad entrambi i sessi e che promuova una concezione paritaria dei sessi. Secondo il 15%, invece, gli uomini dovrebbero riflettere attentamente da sé e tenere a bada i propri atteggiamenti prevaricatori. Analizzando separatamente le risposte dei ragazzi e delle ragazze, si nota come la percentuale si alzi tra i primi (25%): secondo loro gli uomini dovrebbero essere i primi a prendere coscienza degli errori del passato e ripararli con consapevolezza e maturità, ponendosi come iniziatori di un percorso di redenzione e riscatto del sesso maschile. Secondo l’11% del campione, non ci sarebbe alcun modo per eliminare i pregiudizi di genere dalla società.

Pregiudizi che in ogni caso permangono e faticano a scomparire. Quasi il 77% degli studenti percepisce le differenze di genere come presenti e radicate presso tutti gli ambienti sociali. Il 13% crede invece che i pregiudizi sopravvivano soltanto tra i ceti meno istruiti, e per loro sarebbe dunque l’ignoranza l’elemento scatenante delle discriminazioni di genere. Ma le differenze tra i due sessi resistono tenacemente ovunque: dai gruppetti di amici distinti per sesso alle scuole elementari al trattamento iniquo delle donne in ambito lavorativo, talvolta ancora oggi a rischio di licenziamento quando devono andare in maternità e pagate meno dei loro colleghi uomini.

In questo percorso non possono certo aiutare i mass media, che non sono estranei ad atteggiamenti maschilisti e incitano alla violenza di genere: ne è convinto più dell’85% degli studenti, con una percentuale che supera il 90% tra le ragazze. Il 28% degli intervistati di sesso maschile crede d’altra parte che i media non abbiano alcuna influenza sui comportamenti, mentre ha la stessa opinione solo il 9% delle ragazze.

Per quanto riguarda il settore dell’informazione, le notizie di cronaca inerenti alla violenza di genere fanno indignare il 52% degli alunni, mentre il 25% si dichiara frustrato (con una percentuale più elevata nelle ragazze). Solo l’8% si sente esasperato. Ma c’è un altro dato: quasi il 7% degli interpellati si dice indifferente quando sente parlare di abusi, molestie o stupri. E la percentuale sale a poco meno del 19% tra i ragazzi. Le notizie di cronaca, in effetti, ripetono tragicamente gli stessi particolari, le stesse dinamiche, le stesse motivazioni. E dunque non colpisce che una parte degli studenti non provi alcun sentimento degno di nota quando accende la televisione o sfoglia un giornale. I drammi sono assorbiti nel vortice della consuetudine e della normalità, e la cronaca nera non suscita più né ribrezzo né sdegno.

Infine, il 65% degli studenti crede che la donna meriti un ruolo assolutamente paritario con l’uomo, percentuale che sfiora il 96% tra gli alunni del biennio. Il 30% del campione pensa invece che le donne debbano avere un ruolo attivo e determinante, che permetta di conservare la loro femminilità e li distingua comunque dagli uomini. Rimane un 9% di ragazzi che attribuiscono alla donna un ruolo di madre e moglie dedita alla cura dei figli e della famiglia. Un dato che potrebbe essere considerato allarmante, ma dopotutto quante sono ancora oggi le donne impiegate nelle faccende domestiche e quanti, d’altra parte, gli uomini disposti a sacrificare il loro tempo libero per armeggiare tra le stoviglie e i panni sporchi?

 

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