Intervista all’esponente di Forza Italia Roberto Mura.

Di Leonardo Pazzola

Abbassare le tasse. Investire in formazione per uscire dalla crisi. I lavoratori non sono solo numeri. L’immigrazione va controllata ma può essere un’opportunità. L’UE va riformata. Sono questi i punti cardine dell’intervista all’esponente di Forza Italia Roberto Mura, 32enne, una laurea in Scienze Politiche in tasca, stile pacato e atteggiamento moderato e dialogante.

 

Domanda: Che cosa pensa relativamente al fenomeno dell’immigrazione?

Risposta: Innanzitutto gli immigrati sono persone, e vanno trattati come tali. L’immigrazione è un problema quando non viene governata. Essa deve essere trattata come un’opportunità. Bisogna dunque disciplinare il fenomeno. Come dice papa Francesco, è giusto che i governi si assumano le loro responsabilità, ma non è sostenibile che un solo Paese si accolli tutta la gestione. È indispensabile che l’Europa garantisca un principio di solidarietà.

D: Quindi?

R: È giusto accogliere gli immigrati in base alle proprie possibilità, ma va favorito un sistema di sicurezza che garantisca ai cittadini di non sentirsi in pericolo. È necessario dunque che le leggi vengano rispettate.

D: Ma gli immigrati possono rappresentare una risorsa?

R: Ogni persona è un valore assoluto, che può portare un contributo.

D: Gli immigrati spesso fanno dei lavori che noi italiani non facciamo più.

R: Gli immigrati spesso accettano condizioni lavorative insostenibili per noi, per cui si crea una concorrenza sleale. È compito della politica garantire la vigilanza sulle condizioni di lavoro, fondamento della Costituzione italiana. È necessario un cambiamento di mentalità.

D: Quali sono gli strumenti che possono essere utilizzati per arginare il fenomeno della disoccupazione?

R: Bisogna investire sulla formazione professionale. In questo ambito l’Italia è fanalino di coda in Europa. La formazione non è solo una piattaforma di lancio nel mondo del lavoro. Essa deve creare un punto di contatto tra l’offerta e la domanda di lavoro.

D: Lei crede che sia necessario abolire le tasse universitarie?

R: Penso che questo sia un dibattito sterile. Piuttosto che togliere le tasse in questo settore, bisogna investire sull’istruzione. È magari necessaria una riforma dell’Isee. Non credo comunque che eliminare le tasse universitarie possa avere una ricaduta positiva.

D: Relativamente alle pensioni, lei crede che abbassare l’età pensionabile sia una soluzione possibile e sostenibile?

R: Il sistema pensionistico sta subendo negli ultimi tempi dei cambiamenti repentini. L’idea che uno possa sopravvivere con la sola pensione statale sta ormai solo sui libri. Sono ormai tantissime le persone che si organizzano per avere una pensione integrativa, per non trovarsi nella condizione di ricevere solo un assegno dell’Inps. Ma bisogna creare spazio per i giovani. Tale spazio non si crea facendo andare prima in pensione i lavoratori. Noi giovani abbiamo bisogno come il pane di adulti che ci indichino una strada da seguire. Ripeto, bisogna investire sulla formazione. Non focalizziamoci solo sul problema pensionistico. Ci troviamo davanti ad un conflitto generazionale, in cui rischia di affermarsi il “più forte”.

D: La crisi che ha colpito l’Italia negli ultimi anni da che cosa è stata causata, oltre che dai grandi fenomeni bancari mondiali?

R: Penso che questa crisi non sia solo economica, ma innanzitutto sociale e culturale, con ovviamente ricadute economiche. Abbiamo assistito alla vittoria della finanza sull’economia reale. Questo deriva dal fatto che il denaro non corrisponde più ad un guadagno reale. Il lavoro risponde sempre meno alla necessità di rispondere ad un bisogno. Possiamo uscire da questa crisi, tornando a considerare il lavoro come un diritto al quale tutti possano accedere. Dobbiamo contrastare i poteri finanziari che vogliono ridurre la persona ad individuo e vogliono sradicarla dalle relazioni. Anche il lavoratore è ridotto ad uno strumento. Noi dobbiamo contrastare con questa ideologia. Solo in questo modo credo che si possano creare posti di lavoro. È fondamentale investire sull’educazione, non semplicemente sull’istituzione scolastica o universitaria, ma sul percorso formativo. Bisogna scommettere sui ragazzi.

D: Secondo lei è necessario che venga regolamentata in maniera diversa l’Unione Europea?

R: L’UE ha dimostrato di essere incapace di difendere il popolo. Io direi che bisogna riformare le istituzioni europee per affrontare le crisi e si deve favorire una rappresentanza effettiva degli Stati nel sistema e una vicinanza maggiore ai cittadini. Infine bisogna usare i fondi europei per investire sulla formazione.

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