NO PASARAN!

CRONACHE DAL ROJAVA LIBERATO

 

“Sulla sua strada desolata il califfato nero lo sa, d’ora in poi troverà Kobane in ogni città”

Tra le aride colline del Kurdistan soffia un vento di libertà. E là dove un tempo sventolava minacciosa la bandiera nera di Daesh oggi si erge orgogliosa e fiera la bandiera dei popoli liberi. Da sempre oppresso e perseguitato, il popolo curdo ha opposto in questi ultimi anni una strenua resistenza nel nord della Siria contro il regime dittatoriale di Bashar Al Assad da una parte e le indicibili barbarie perpetrate dai terroristi dello Stato Islamico dall’altra nel corso della sanguinosa guerra civile siriana. Abbandonati a sé stessi e dimenticati dal resto del mondo, i curdi hanno imbracciato le armi combattendo senza sosta e entrando nella leggenda come simbolo della lotta contro il califfato.

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La loro speranza: la creazione di uno stato laico e democratico, il Rojava, fondato sui valori della libertà, dell’equità e dell’uguaglianza sociale. Al loro fianco uomini e donne di ogni fede e di ogni nazionalità hanno combattuto come volontari nelle Brigate di Liberazione in nome di una causa comune, una causa internazionale.  E come dimenticare quel gennaio del 2015, quando l’ISIS pareva ormai inarrestabile e il destino della Siria sembrava ormai segnato? Come dimenticare quel manipolo di eroi sul ciglio dell’abisso, quel popolo valoroso ridotto allo stremo che a Kobane, ultimo baluardo prima della fine, riuscì da solo con la propria determinazione ad arrestare l’avanzata jihadista, costringendo i terroristi ad arretrare senza sosta fino alla riconquista definitiva del Kurdistan siriano? Come dimenticare il sacrificio di migliaia di giovani, alcuni dei quali poco più che ventenni, caduti per la libertà non soltanto della propria terra natia, ma di tutti i popoli del mondo? Tra loro anche molte donne, che sognavano l’emancipazione e il riscatto sociale dalla propria condizione.

Tutto ciò non può che richiamare alla nostra mente il sacrificio dei tanti partigiani caduti combattendo il nazi-fascismo nel secolo scorso. E proprio quando il sogno di un Rojava libero pareva finalmente destinato a realizzarsi, soltanto pochi mesi fa tutto è cambiato. A seguito di un vile accordo stipulato col regime di Assad e volto alla spartizione del territorio siriano, l’infame presidente turco Erdogan, dopo aver instaurato un feroce regime nazionalista e islamista, ha ordinato l’invasione del Kurdistan siriano, deciso a cancellare ogni forma di libertà, democrazia e autonomia ottenuta col sangue dal popolo curdo, poiché rischierebbe di minare le basi del regime. Tutto ciò sta accadendo sotto gli occhi del mondo senza che nessuno si opponga e nel mentre i curdi non hanno mai perduto lo spirito di solidarietà che li ha spinti, pur essendo ridotti allo stremo, ad accogliere migliaia di disperati, uomini, donne e bambini in fuga dal conflitto civile siriano. Ma qualunque cosa accada, la Resistenza vivrà.

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“Se anche stanotte durasse cent’anni, staremo in piedi aggrappati ad un sogno, che ha una scritta sul volto, da qui non si passerà”

                                                            Matteo Monaci 4^D

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