IL VIAGGIO DELLA SPERANZA

UNA TERRA DA SALVARE

“Restiamo umani”

Cagliari, 6 Luglio 2018

Una lieve brezza soffia tra le banchine del porto in un pomeriggio d’estate. E’ il mio giorno fortunato: la Freedom Flotilla è approdata a Cagliari la scorsa sera; avrò così l’opportunità di intervistare alcuni membri dell’equipaggio. Si tratta di un gruppo di volontari salpati da tutto il mondo e decisi a sfidare eroicamente il blocco navale imposto dal feroce regime israeliano per offrire sostegno al popolo palestinese, confinato nella Striscia di Gaza, oppresso e costretto a sopravvivere in condizioni disumane. Il mio inglese è pessimo, perciò mi avvarrò dell’aiuto di un’amica, Asya, che farà da interprete. A primo impatto rimango profondamente colpito dalle esigue dimensioni del veliero, consapevole che esso dovrà attraversare il Mediterraneo evitando di attirare l’attenzione delle autorità israeliane. Una ragazza di nazionalità svedese di nome Divina, dagli occhi celesti, i capelli biondi raccolti in una treccia e la voce dolce ci invita a salire a bordo. Da qui ha inizio la nostra chiacchierata.

 

Cosa ti ha spinto a intraprendere questo viaggio?

Quando ho visto per la prima volta da uno schermo le immagini delle violenze perpetrate dalle autorità israeliane nei confronti di civili inermi, bambini innocenti costretti a morire di fame, ho capito che era arrivato il momento di agire in prima persona per tentare di fermare quanto sta avvenendo. I bombardamenti operati dal governo israeliano nell’estate del 2014 mi hanno sconvolto profondamente. In Palestina nell’indifferenza del mondo viene perpetrato un genocidio.

 

Di cosa ti occupavi prima di intraprendere questo viaggio?

Sono una cantante, ma nel tempo libero lavoro per un’associazione pacifista.

 

In cosa consiste concretamente la vostra attività?

Inizialmente l’obiettivo era quello di trasportare a Gaza beni di prima necessità, ma col passare degli anni abbiamo constatato l’inutilità di tale iniziativa dal momento che nulla di tutto ciò è mai arrivato a destinazione, venendoci sequestrato dalle autorità israeliane. Perciò il nostro è principalmente un viaggio simbolico: abbiamo intenzione di sfidare pacificamente il regime israeliano. Tuttavia le nostre barche saranno donate ai pescatori palestinesi.

Io personalmente mi occuperò delle riprese.

 

Da quante imbarcazioni è composta la Freedom Flotilla?

Quattro: Al Awda, Freedom, Mairead e Falestine. Noi ci troviamo a bordo della Freedom. Siamo salpati dalla Svezia e abbiamo sostato in varie città della Francia e della Spagna. Approderemo prima a Napoli poi a Palermo per poi dirigerci infine verso Gaza.

 

Da quanti membri è composto l’equipaggio della Freedom e da dove provenite?

Siamo 15 e arriviamo da tutto il mondo: Svezia, Canada, Palestina, Germania, Emirati Arabi e perfino da Israele.

 

Temete rappresaglie da parte delle autorità israeliane?

Una cosa è certa: tenteranno di fermarci in tutti modi possibili e attraverso ogni mezzo, compresa la violenza.

Nel 2010 i soldati israeliani fecero irruzione nelle imbarcazioni uccidendo 9 attivisti turchi.

Molto probabilmente ci arresteranno e sequestreranno le nostre imbarcazioni per poi distruggerle, ma è un rischio che siamo disposti a correre.

 

Provi paura per ciò che potrebbe accaderti?

Sì, certamente, ma combatterò questa causa fino alla fine per tutte quelle persone innocenti.

 

Pensi che questo viaggio possa cambiare la situazione?

Se c’è una cosa che ho imparato è che sono le piccole cose, le azioni quotidiane della gente comune a tenere a bada l’oscurità, semplici atti di gentilezza e amore. Nel nostro piccolo ognuno di noi può contribuire a cambiare la situazione.

 

Commosso profondamente dalle parole e dal coraggio di Divina, la ringrazio di avermi concesso quest’intervista e prendo commiato. Non dimenticherò mai il suo sorriso, né la dolcezza del suo sguardo, al contempo risoluto.

Nel lasciare la Freedom provo una strana sensazione al pensiero che fra qualche mese l’imbarcazione su cui mi trovavo soltanto pochi secondi fa potrebbe non esistere più, ma poi penso che forse a bordo ci saranno dei pescatori, che potranno così sfamare le proprie famiglie e rinasce in me la speranza.

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Qualche ora dopo ho la fortuna di partecipare a un incontro e fare conoscenza di altri membri dell’equipaggio.

 

Christian, svedese, settantenne, dalle tempie canute, è il più anziano dell’equipaggio e ha lavorato per anni come attivista nei campi profughi in Libano.

“Ho deciso di dedicare la mia vita a questa causa, ormai sono vecchio e non temo ciò che mi attende”

 

Farid, iraniano, calvo e dalla lunga barba, emigrato in Svezia, lavora presso la metropolitana di Stoccolma. Attivista da lungo tempo, in passato si è battuto contro il regime dell’apartheid in Sudafrica, combattendo contro la segregazione razziale.

“Ciò che conta non è tanto il viaggio in sé, quanto il messaggio che vogliamo lanciare al mondo. Nelle città in cui siamo sbarcati, soprattutto in Spagna, abbiamo ottenuto grande supporto dalla popolazione e ciò ci dà grande gioia. Significa che prima o poi questo regime, così come quello sudafricano, è destinato a cadere”

 

Johan, anziano, di nazionalità canadese, è il capitano della Freedom.

“Le autorità israeliane tenteranno attraverso la propaganda nazionalista di farci passare per sovversivi e ci arresteranno con l’accusa di trasportare armi e di supportare i terroristi, ma noi opporremo resistenza passiva. Così come Gandhi, Martin Luther King e Mandela, la nostra è una lotta pacifica. Le autorità israeliane tenteranno di farla passare come una guerra tra popoli, ma la nostra è una causa internazionale che ci unisce tutti, qualunque sia la nostra nazionalità o la nostra fede religiosa. Abbiamo il supporto anche di molti israeliani ostili alla ferocia del regime e ciò ci rende molto felici”

 

Infine Youssef, un giovane palestinese che accompagnerà la Freedom fino a Palermo, ma che non potrà proseguire il viaggio verso Gaza essendo già ricercato dalle autorità israeliane, in quanto considerato un sovversivo.

“Il mio sogno è che un giorno il mio popolo possa tornare a vivere in pace e che a ciascuno di noi sia concesso vivere una vita dignitosa”

 

La sera successiva la Freedom salpa dal porto di Cagliari. Ripenso alle persone straordinarie che ho avuto la fortuna di conoscere. Ripenso alla Palestina e mi domando se un giorno il sogno di Youssef si avvererà mai. Osservo il mare pieno di speranza.

 

“Non importa se non siamo parenti, perché se anche tu sei capace di tremare d’indignazione ogni qualvolta venga commessa un’ingiustizia nel mondo allora siamo compagni e lo saremo per sempre”

                                                            Matteo Monaci 4^D

 

Un ringraziamento speciale ad Asya, che ha fatto da interprete

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