La scuola è un viaggio di scoperta, non un campo di battaglia.

Il conto alla rovescia si sta per concludere. Per alcuni il primo giorno di scuola è un
momento lugubre, una nube temporalesca che squarcia l’armonia faticosamente
creata dopo tre lunghi mesi di vuoto, per altri è la ripresa di una routine monotona,
per altri un incubo che spezza le notti serene e i sogni placidi di estiva memoria, per
altri – un numero sparuto che le dita di una mano sola può contare – è un giorno
luminoso, un delizioso risveglio da un letargo troppo lungo, dopo il quale i muscoli
avvolti dal soporifero torpore desiderano riprendere la marcia lungo un sentiero già
battuto ma ancora inconcluso. Oppure, intrecciando queste opzioni inflazionate,
solo un po’ manipolate con folle spirito d’inventiva, potremmo comporre una figura
che le comprenda tutte insieme.
Perché in fondo il primo giorno di scuola è un accavallarsi incomprensibile di
emozioni indefinite, uno scompenso di ormoni che l’età adolescenziale e giovanile
eleva alla settima potenza. Chi non si rintanerebbe in un tiepido cantuccio, immerso
in un limbo di vapori profumati e massaggi seducenti piuttosto che affrontare con
entusiasmo le secchiate d’acqua ghiacciata del ritorno a scuola? Basta con i
rimproveri pungenti, gli aspri battibecchi, gli sforzi vani e le sequenze infinite di
improperi, le urla canzonatorie dei ragazzetti petulanti, l’arroganza troppo spinta del
sapientone, la vitalità irrefrenabile del compagno insopportabile, i mantra
insostenibili dei professoroni intransigenti.
Ma diciamocelo in faccia, pubblico minuto, la scuola è molto più di questo. Chi non
aspetta gli squilli intermittenti della campana antincendio, la voce rassicurante del
l’insegnante di educazione fisica che chiama fuori per l’ora d’aria gli studenti
prigionieri di quattro mura minacciose? Chi non esulta ad un votone inaspettato, e
ride in cuor suo per essersi lasciato divorare dall’ansia di un’interrogazione?
Il primo giorno di scuola è un nuovo anno che comincia, è l’inizio di un viaggio alla
scoperta di nuove informazioni ed esperienze. Guardiamo incuriositi le vie che si
spianano davanti a noi, non tiriamoci indietro di fronte alle pietre che ci ingombrano
il cammino, non cadiamo a capofitto nei ciglioni delle strade poco illuminate,
accendiamo la nostra passione e godiamo dei piccoli traguardi, affrontiamo con
entusiasmo le piccole sfide quotidiane, non spaventiamoci per le cadute improvvise
e rialziamoci.
Andare a scuola è un viaggio che solo noi possiamo compiere e nel quale siamo gli
unici protagonisti. Non dobbiamo confrontarci con nessuno se non con noi stessi,
con i nostri limiti e le nostre innumerevoli potenzialità. Non facciamoci prendere
dall’ansia di raggiungere i nostri obiettivi, camminiamo con calma e con prudenza,
aiutiamo gli altri viaggiatori a rialzarsi, non lottiamo tra di noi per raggiungere per
primi la destinazione, siamo tutti esploratori allo stesso modo. Non preoccupiamoci
di chi è più in fondo di noi, guardiamo piuttosto a quale punto del percorso siamo arrivati noi. La cima del monte è abbastanza ampia da accoglierci tutti, non è
necessario risospingerci a valle e ostacolarci a vicenda. Ricordiamoci che siamo
innanzitutto compagni, non sfidanti invidiosi gli uni degli altri e in perpetua lotta tra
noi. La scuola è un viaggio di scoperta, non un campo di battaglia.

Di Leonardo Pazzola.

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