FERNANDO GAGO: LOTTA CONTRO IL DESTINO


“Cadere e poi rialzarsi, piangere e poi sorridere tu l’hai chiamata sofferenza io lo chiamo vivere”. Così scriveva Emis Killa, solo qualche anno fa. E riassume la storia di Fernando Gago. Storia che oggi finisce senza il sorriso, solo sofferenza per quel ginocchio che, ancora una volta, ha fatto crack. Non in una partita qualunque, no. In una partita che il capitano degli Xenezis sentiva tantissimo: il Superclasico. E non il “Comune” Superclasico, in campionato, ma durante la finale di Copa Libertadores; la partita che avrebbe potuto decretare la gloria eterna e, conseguentemente, l’oblio per una delle due squadre. E quel ginocchio, quel fragilissimo ginocchio che non lo ha mai lasciato in pace, decide di riprendere a dare tormento in una situazione poco opportuna. Minuto 115, a 5 minuti dalla fine il simbolo di una tifoseria, si impossessa della palla, fa per correre con la palla fra i piedi, cerca un disperato pareggio, ma improvvisamente è costretto ad accasciarsi aprendo, suo malgrado, la strada al contropiede del River Plate. Gago si rialza in lacrime, prova a combattere fino alla fine come un vero guerriero.

Purtroppo non ce la fa e deve alzare bandiera bianca. È così che deve lasciare i suoi compagni: testa sempre china, consapevole del calvario al quale sarà costretto ora, incredulo, e con la mente che vaga probabilmente rivolta a quei due momenti fatali, 13 Settembre e 24 Aprile, sempre contro la stessa squadra, sempre contro gli acerrimi rivali, il River Plate, e alla fine è costretto ad arrendersi.  No, non doveva finire così. Se esiste un Dio del Calcio, oggi, si è fatto beffe degli Azul y Oro, facendo perdere non solo la Finale, ma anche il giocatore simbolo. E dopo averlo visto perdere cosí la partita più difficile contro l’avversario più ostico di tutti, no, non il River Plate, bensì il Destino, non vorremmo fare altro che abbracciarlo e sussurrargli “Animo, Fernando”.

Comunque sia andata a finire, Capitano, rialza la testa, e trova la forza per tornare a sorridere, e far sorridere i tifosi de La Midad Mas Uno ancora una volta.                                                                                                                                             

Di Enrico Mulas

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